Forse non tutti sanno che Rudyard Kipling, il famoso autore del Libro della Giungla era anche poeta. Con questa poesia, datata 1910, egli cercò di insegnare al figlio a distinguere fra il bene e il male.
La poesia ebbe notorietà negli anni '70 quando venne incisa da Alberto Lupo con la sua voce inconfondibile e divenne un quarantacinque giri di successo.
Se riesci a conservare il controllo quando tutti
intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;
se riesci ad aver fiducia in te quando tutti
ne dubitano . ma anche a tener conto del dubbio;
se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,
o se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,
o se ti odiano a non lasciarti prendere dall'odio,
e tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;
Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;
se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
e trattare allo stesso modo quei due impostori;
se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto
distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi
o a contemplare le cose a cui hai dedicato la vita, infrante,
e piegarti a ricostruirle con strumenti logori,
Se riesci a fare un mucchio di tutti le tue vincite
e rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
e perdere e ricominciare di nuovo dal principio
e non dire una parola sulla perdita;
se riesci a costringere cuore, tendini e nervi
a servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
e a tener duro quando in te non resta altro
tranne la Volontà che dice loro:"Tieni duro!"
Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù,
e a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,
se non riesce a ferirti il nemico né l'amico più caro,
se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
se riesci a occupare il minuto inesorabile
dando valore ad ogni minuto che passa,
tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
e - quel che è di più - sei un Uomo, figlio mio!
RUDYARD KIPLING
Da meditare, leggere e rileggere non vi pare?
martedì 31 agosto 2010
lunedì 30 agosto 2010
domenica 29 agosto 2010
Avete mai colto le olive?
Avete mai colto le olive in una giornata di novembre tersa e luminosa con un cielo azzurro fiordaliso ed un solo che nelle ore più calde sembra essere un sole d'agosto? In quell'aria limpida i tronchi contorti, le foglie verdi si stagliano nel cielo in un silenzio ed in una pace irreale.
Il terreno è scosceso, ricoperto di erbe rade e cespugli secchi. I piedi cittadini sono abituati a marciapiedi ed asfalto, si muovono con difficoltà. Nulla a che vedere con l'agile destrezza di chi in campagna è nato e cresciuto e conosce quella terra palmo a palmo, in ogni rugosità ed in ogni avvallamento. Ma, nonostante la goffaggine, anche chi è venuto per la prima volta dà il suo contributo di buona volontà.
Le olive si raccolgono a mano. Sotto le piante sono stesi grandi teloni, una piccola concessione alla tecnologia. Sono reti verdi di plastica resistente, cucite fino a metà perchè i due lati liberi possano abbracciare il tronco dell'albero. Ma poi si aggiungono anche vecchie lenzuola colorate perchè la chioma degli ulivi più grandi è ampia e le olive non devono cadere in terra. Qualche raccoglitore è armato di un piccolo rastrello per lavorare più velocemente ma i più usano le mani. Alcuni sono provvisti di guanti ma chi raccoglie a mani nude ha delle sensazioni indimenticabili. Le mani scorrono veloci sui rami staccando chicchi neri e verdi. Si sente la rugosità dei rami e ramoscelli, la setosità delle foglie. La pelle si impregna di un lieve afrore di olio. Pare quasi di essere accarezzati dalle foglie verdi che scorrono tra le dita.
I padri che hanno trascorso la loro giovinezza nei campi e sono depositari della conoscenza avendo fin da piccoli appreso la tecnica, insegnano ai figli adolescenti, studenti cittadini venuti con qualche riluttanza ad impegnarsi in una fatica antica.
I padri insegnano come si deve sistemare la scala per salire a cogliere le olive più alte. Ricordano che l'ulivo è resistente, non tradisce come il fico i cui rami, a volte, si possono spezzare. I figli, cresciuti con il computer, esperti di internet, fanatici di playstation, tornano ad ascoltare parole di una saggezza antica e scoprono la bellezza di un lavoro a contatto con la natura.
I vecchi dal corpo nodoso come i tronche degli ulivi, con la pelle cotta dal sole e segnata dalle intemperie e dalle traversie di una lunga vita, ma con gli occhi che sono dei pezzetti di cielo, sorridono all'abbondanza del raccolto.
Si raccolgono i teli, le olive vengono rovesciate nelle cassette; poi si sistemano sul trattore e vengono portate in cantina per una prima cernita. Domani si andrà al frantoio e si tornerà con i bidoni d'olio di un bel colore verde paglierino. L'annata è buona, la provvista sufficiente per tutti.
Domani si tornerà in città, all'affanno quotidiano, al traffico, allo smog, alla scuola, all'ufficio..... Ma oggi siamo tornati alla terra e c'è da chiedersi perchè ce ne siamo allontanati.
Il terreno è scosceso, ricoperto di erbe rade e cespugli secchi. I piedi cittadini sono abituati a marciapiedi ed asfalto, si muovono con difficoltà. Nulla a che vedere con l'agile destrezza di chi in campagna è nato e cresciuto e conosce quella terra palmo a palmo, in ogni rugosità ed in ogni avvallamento. Ma, nonostante la goffaggine, anche chi è venuto per la prima volta dà il suo contributo di buona volontà.
Le olive si raccolgono a mano. Sotto le piante sono stesi grandi teloni, una piccola concessione alla tecnologia. Sono reti verdi di plastica resistente, cucite fino a metà perchè i due lati liberi possano abbracciare il tronco dell'albero. Ma poi si aggiungono anche vecchie lenzuola colorate perchè la chioma degli ulivi più grandi è ampia e le olive non devono cadere in terra. Qualche raccoglitore è armato di un piccolo rastrello per lavorare più velocemente ma i più usano le mani. Alcuni sono provvisti di guanti ma chi raccoglie a mani nude ha delle sensazioni indimenticabili. Le mani scorrono veloci sui rami staccando chicchi neri e verdi. Si sente la rugosità dei rami e ramoscelli, la setosità delle foglie. La pelle si impregna di un lieve afrore di olio. Pare quasi di essere accarezzati dalle foglie verdi che scorrono tra le dita.
I padri che hanno trascorso la loro giovinezza nei campi e sono depositari della conoscenza avendo fin da piccoli appreso la tecnica, insegnano ai figli adolescenti, studenti cittadini venuti con qualche riluttanza ad impegnarsi in una fatica antica.
I padri insegnano come si deve sistemare la scala per salire a cogliere le olive più alte. Ricordano che l'ulivo è resistente, non tradisce come il fico i cui rami, a volte, si possono spezzare. I figli, cresciuti con il computer, esperti di internet, fanatici di playstation, tornano ad ascoltare parole di una saggezza antica e scoprono la bellezza di un lavoro a contatto con la natura.
I vecchi dal corpo nodoso come i tronche degli ulivi, con la pelle cotta dal sole e segnata dalle intemperie e dalle traversie di una lunga vita, ma con gli occhi che sono dei pezzetti di cielo, sorridono all'abbondanza del raccolto.
Si raccolgono i teli, le olive vengono rovesciate nelle cassette; poi si sistemano sul trattore e vengono portate in cantina per una prima cernita. Domani si andrà al frantoio e si tornerà con i bidoni d'olio di un bel colore verde paglierino. L'annata è buona, la provvista sufficiente per tutti.
Domani si tornerà in città, all'affanno quotidiano, al traffico, allo smog, alla scuola, all'ufficio..... Ma oggi siamo tornati alla terra e c'è da chiedersi perchè ce ne siamo allontanati.
venerdì 20 agosto 2010
Iscriviti a:
Commenti (Atom)