domenica 29 agosto 2010

Avete mai colto le olive?

Avete mai colto le olive in una giornata di novembre tersa e luminosa con un cielo azzurro fiordaliso ed un solo che nelle ore più calde sembra essere un sole d'agosto? In quell'aria limpida i tronchi contorti, le foglie verdi si stagliano nel cielo in un silenzio ed in una pace irreale.
Il terreno è scosceso, ricoperto di erbe rade e cespugli secchi. I piedi cittadini sono abituati a marciapiedi ed asfalto, si muovono con difficoltà. Nulla a che vedere con l'agile destrezza di chi in campagna è nato e cresciuto e conosce quella terra palmo a palmo, in ogni rugosità ed in ogni avvallamento. Ma, nonostante la goffaggine, anche chi è venuto per la prima volta dà il suo contributo di buona volontà.
Le olive si raccolgono a mano. Sotto le piante sono stesi grandi teloni, una piccola concessione alla tecnologia. Sono reti verdi di plastica resistente, cucite fino a metà perchè i due lati liberi possano abbracciare il tronco dell'albero. Ma poi si aggiungono anche vecchie lenzuola colorate perchè la chioma degli ulivi più grandi è ampia e le olive non devono cadere in terra. Qualche raccoglitore è armato di un piccolo rastrello per lavorare più velocemente ma i più usano le mani. Alcuni sono provvisti di guanti ma chi raccoglie a mani nude ha delle sensazioni indimenticabili. Le mani scorrono veloci sui rami staccando chicchi neri e verdi. Si sente la rugosità dei rami e ramoscelli, la setosità delle foglie. La pelle si impregna di un lieve afrore di olio. Pare quasi di essere accarezzati dalle foglie verdi che scorrono tra le dita.
I padri che hanno trascorso la loro giovinezza nei campi e sono depositari della conoscenza avendo fin da piccoli appreso la tecnica, insegnano ai figli adolescenti, studenti cittadini venuti con qualche riluttanza ad impegnarsi in una fatica antica.
I padri insegnano come si deve sistemare la scala per salire a cogliere le olive più alte. Ricordano che l'ulivo è resistente, non tradisce come il fico i cui rami, a volte, si possono spezzare. I figli, cresciuti con il computer, esperti di internet, fanatici di playstation, tornano ad ascoltare parole di una saggezza antica e scoprono la bellezza di un lavoro a contatto con la natura.
I vecchi dal corpo nodoso come i tronche degli ulivi, con la pelle cotta dal sole e segnata dalle intemperie e dalle traversie di una lunga vita, ma con gli occhi che sono dei pezzetti di cielo, sorridono all'abbondanza del raccolto.
Si raccolgono i teli, le olive vengono rovesciate nelle cassette; poi si sistemano sul trattore e vengono portate in cantina per una prima cernita. Domani si andrà al frantoio e si tornerà con i bidoni d'olio di un bel colore verde paglierino. L'annata è buona, la provvista sufficiente per tutti.
Domani si tornerà in città, all'affanno quotidiano, al traffico, allo smog, alla scuola, all'ufficio..... Ma oggi siamo tornati alla terra e c'è da chiedersi perchè ce ne siamo allontanati.

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